I tatuaggi: storia e motivazioni sociali

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Quante volte vi è capitato di passeggiare per strada, incrociare una persona tatuata e pensare: “caspita che tatuaggio orribile” oppure “che bel disegno, me ne piacerebbe uno così”?

Che vi piacciano o meno i tatuaggi fanno parte della nostra società in maniera radicata, sono un trend in continua crescita soprattutto tra i giovani che desiderano sempre di più distinguersi e sentirsi maggiormente a proprio agio con il loro corpo.

I motivi per cui ci si tatua sono molto diversi da quelli del passato: se in origine le popolazioni legavano il concetto di tatuaggio a riti religiosi o status sociali, oggi le cose stanno diversamente.

I tattoo ai giorni nostri rappresentano sempre un abbellimento corporeo, ma sono correlati ad esigenze sociali e motivazioni differenti.

Ci si tatua per:

  • rendere indelebile un episodio o un momento particolare della propria vita (la nascita di un figlio, la morte di un caro, il legame con un amico/fratello…),
  • impreziosire il proprio corpo con un simbolo che comunica ciò che si ha dentro,
  • sentirsi parte riconosciuta di un gruppo (“i tatuati”),
  • seguire le mode e gli stili del momento, per farsi accettare meglio dalla società in cui si vive.

Questo è ciò che accade nella cultura occidentale, esistono tuttavia popolazioni che ancora oggi vedono i tattoo in modo differente.

Le donne maori, per esempio, hanno la tradizione di tatuarsi sul mento un simbolo particolare che indica il fatto di essere legate ad un guerriero maori. Nelle tribù Dinka del Sudan, invece, sempre le donne sono obbligate a tatuarsi ogni qual volta che raggiungono una tappa della loro vita: fertilità, matrimonio, menopausa.

Un briciolo di storia…

tattoo-originiI tatuaggi esistono da sempre: già nella Preistoria, infatti, possiamo trovare traccia di decorazioni corporali. Famoso è il caso di Oetzi, la Mummia tatuata ritrovata in Italia risalente, pensate, al 3.000 a.C.

Nel corso dei secoli il fenomeno del tatuaggio ha subito trasformazioni ed evoluzioni: se tra gli egizi e romani se ne faceva largo uso, con l’avvento del Cristianesimo il tattoo diventò un tabù e qualcosa di proibito poiché si deturpava ciò che era stato creato da Dio.

Eseguito successivamente in clandestinità, il tattoo torna protagonista in Italia verso la fine del XIX secolo con Lombroso, che nei suoi scritti associa i tatuaggi all’immoralità e alla delinquenza.

Dopo un nuovo periodo di ombra ed oscurità, i tatuaggi riemergono timidamente verso gli anni Settanta: è in questo periodo che in Italia nascono i primi studi di tatuatori che hanno come primi clienti hippy, punk e motociclisti rivoluzionari, desiderosi di “distinguersi”.

Con il passare del tempo, il tatuaggio conquista sempre di più persone di età diverse e di ceti sociali differenti, fino a rappresentare oggi un fenomeno di massa e una tendenza sempre più ricercata.

… e una curiosità: perché i tatuaggi devono essere dispari

Una delle leggende metropolitane più conosciute sui tatuaggi è che i tattoo devono essere dispari perché il contrario porta sfortuna.

Tale usanza risale ai tempi dei marinai olandesi, che si tatuavano prima di partire in mare, una volta giunti a destinazione e una volta ritornati a casa. E così via per tutti i loro viaggi (anche se dalla seconda volta il tatuaggio avveniva solo all’arrivo e al ritorno a casa).

Essere un marinaio con un numero pari di tatuaggi significava essere un uomo ancora in viaggio, lontano da casa e non sicuro di rientrare in patria.

Questa naturalmente è solo una credenza popolare, un mito sdoganato dagli stessi tatuatori… ma non dai superstiziosi!

 

Fonte immagini: http://spillmanville.blogspot.it/2011_07_01_archive.html e http://tattoomagz.com/best-female-tattoo-artists/slide-show-a-secret-history-of-women-and-tattoo-the-new-yorker/